venerdì 30 novembre 2012

La questione dell’Udc

Per chi forse se l'è dimenticato, Prossima Italia ha promosso 6 Referendum fra i quali uno riguardava proprio le alleanze...andiamo a dare un'occhiatina!

by ciwati

Qualcuno mi rincorre sul web, per chiedermi: ti sei dimenticato che non vedevi di buon occhio l’alleanza con l’Udc?
Certo che sono ancora preoccupato per l’alleanza con l’Udc.
Ho sempre detto, anche in quell’intervista che ebbe qualche risalto, che sarebbe stato sbagliato abbandonare Sel e Idv per costruire un’alleanza con Casini, e che probabilmente molti elettori sarebbero scappati. E lo penso ancora.
Non a caso, sul punto, abbiamo proposto a luglio alcuni quesiti referendari, che trovate qui, a cui purtroppo, tra i candidati, ha risposto il solo Bersani. E soltanto negli ultimi giorni. Agli altri, evidentemente, le questioni poste non interessavano granché.
Lo diciamo per altro da due anni, fin dalla direzione del gennaio 2011, forse la più importante degli ultimi anni, in cui si pose il problema delle alleanze. E ricordo un’intervista di Andrea Orlando, alla Stampa, in cui Andrea commentò: l’unico a non essere d’accordo con la grande alleanza è Civati.
Continuo a crederlo ora e lo ribadirò nelle prossime settimane.
Quindi, la mia personale critica a Bersani e al Pd sul punto rimane la stessa.

Il passo conseguente

by ciwati.it
Piero Ignazi, oggi, su Repubblica, parla di un Pd finalmente al centro della scena politica nazionale. E pronto al salto di qualità più alto e insieme vincente, quello delle primarie dei parlamentari. E di seguito il Congresso, finalmente aperto al futuro più di quanto non lo sia mai stato. E le due cose, come ripetiamo da tempo, in tanti, tantissimi, non sono affatto disgiunte tra loro.
Il passo conseguente consiste nell’aprire le porte del partito adottando primarie, o altre forme di consultazione vincolante della base, per la composizione delle liste alle prossime elezioni. La direzione del partito può mantenere una piccola quota di posti da attribuire a sua discrezione (come è prassi in tutti i partiti europei), ma il resto deve essere affidato alle scelte degli iscritti o degli elettori.

La prossima Lombardia, capitolo trenta

by ciwati.it
Dopo vent’anni di sproloqui indentitari, dispiace rilevare che è stato ulteriormente compromesso quello che si vede quando si aprono le finestre di casa propria e si guarda al paesaggio della nostra Lombardia. Oltre al «sacro suolo» violato e vilipeso dal cemento a tutte le latitudini, il paesaggio è rimasto sullo sfondo delle politiche regionali. Ma non quale «scenario» imprescindibile su cui scorrono i nostri movimenti e le nostre vite: proprio come se non ci fosse.
Il paesaggio deve diventare una priorità nell’agenda della prossima Lombardia perché se declinato come possibile luogo di rinascita culturale e economica della regione, si porrà come un centro di attrazione centripeta di professionalità, innovazione e risorse.
Nel 2011 la Regione Lombardia ha approvato un nuovo Piano Paesaggistico molto articolato e pieno di buoni principi ma privo di indicazioni stringenti e senza una strategia definita. Perciò i Comuni e altri enti territoriali si muovono in modo autonomo e discordante. In altri capitoli abbiamo già sostenuto la proposta sulla progressiva riduzione del consumo di suolo e un’urbanistica finalmente rispettosa delle aree agricole, soprattutto di quelle che si collocano a margine dei centri abitati: è certamente una tappa fondamentale, ma è solo il punto di partenza.

La prossima Lombardia, capitolo ventinove

by ciwati.it
L’acqua è stato tema referendario in Lombardia, prima che lo diventasse a livello nazionale.
Nella precedente legislatura, quella che si concluse nel 2010, un lungo lavoro di mediazione tra più di cento amministrazioni comunali – che avevano presentato un quesito referendario simile a quello che si sarebbe poi votato a livello nazionale – e la giunta regionale, aveva fatto emergere una questione politica e amministrativa fondamentale.
Con il referendum nazionale, il tema è tornato di grande attualità per i cittadini, ma purtroppo ancora troppo poco per la politica nazionale e, soprattutto, regionale. Nel rispetto di quel voto e del suo significato profondo e con l’esigenza di offrire il miglior servizio ai cittadini, alcune scelte sono decisive. Le elenchiamo qui di seguito, nella speranza che nella prossima legislatura si riesca a definire un quadro estremamente complesso (per non dire confuso) sotto il profilo legislativo e amministrativo.

La prossima Lombardia, capitolo ventotto

by ciwati.it
L’agricoltura in Lombardia deve essere considerata uno dei pilastri fondamentali non solo dell’economia ma del sistema valoriale regionale: costituisce un patrimonio comune di tutte le cittadine e i cittadini che qui vivono e risiedono. Al valore economico delle produzioni strettamente agricole e zootecniche bisogna aggiungere quanto il settore sia importante per la fruizione paesaggistica ed ambientale, aspetto che è necessario valorizzare e associare al primo, come abbiamo più volte ripetuto nei capitoli precedenti.
Dati recenti suggeriscono come il comparto agricolo sia l’unico che è in contro tendenza rispetto alla recessione lombarda riuscendo ad incrementare, seppure in modo lieve, il numero di occupati nell’ultimo periodo. Sappiamo, però, che proprio l’agricoltura deve affrontare numerose sfide che possono compromettere in maniera sensibile la propria funzione economica e culturale.
La precondizione perché l’agricoltura rimanga una delle attività principali in Lombardia è che la superficie attualmente impegnata rimanga preservata da attacchi speculativi. Norme stringenti e non derogabili devono impedire la trasformazione in aree residenziali o produttive delle aree agricole in tutta la Lombardia e ciò soprattutto nel perimetro delle di aree protette da vincoli che devono essere superiori alle norme di programmazione comunale.
Per quanto riguarda lo scenario futuro, molto in Lombardia dipenderà dalla nuova Politica Agricola Comunitaria che prenderà le mosse nel 2013 e governerà i finanziamenti UE fino al 2020. La Nuova PAC dovrebbe prevedere, si è ancora in una fase di contrattazione, un taglio netto dei trasferimenti alle aziende agricole lombarde che alcuni stimano nella misura del 40% ma che potrebbe essere maggiore se il bilancio complessivo della UE dovesse essere, come sembra, nettamente ridotto.
Si pone quindi il tema della redditività dell’attività agricola e delle modalità con cui integrare il bilancio delle aziende lombarde con altre entrate.
Sicuramente la via maestra è quella del sostegno all’innovazione con investimenti per la riduzione dei costi e l’aumento della sostenibilità ambientale, ma ciò non sembra essere sufficiente.
Diventa necessario intervenire con maggiore determinazione sulla promozione dei marchi di qualità per riuscire a trovare lo sbocco alle produzioni tutelate da protocolli che garantiscono provenienza e unicità della produzione.
Bisogna promuovere l’integrazione delle politiche di sostegno agricolo con quelle del settore turistico andando ad intercettare flussi potenziali sia in incoming che inoutcoming che da una fase iniziale di nicchia possano via via allargarsi riuscendo a fornire reddito suppletivo, ottenendo contemporaneamente una sinergia con le città dell’arte e i tesori che la Lombardia possiede e che in una fase di crisi vadano incontro alla necessità di famiglie, ma non solo, di spendere meno e meglio i propri risparmi. Basta pensare alle cascine intorno alle città più grandi (a cominciare, ovviamente, da Milano), al distretto del riso, alle produzioni vinicole e casearie, al sistema agrituristico per capire che gli spazi per intervenire sono enormi.
La diversificazione del reddito può essere svolta con efficacia anche dalle agroenergie facendo leva sulle necessità di trovare una soluzione al problema dei reflui degli allevamenti e all’utilizzo degli scarti agricoli e del sistema forestale secondo una logica da filiera corta e di integrazione e in un’ottica di smart grid con la rete elettrica. Molta attenzione deve essere però riservata all’identificazione di zone idonee per le energie rinnovabili per evitare che il suolo agricolo ceda spazio a distese di pannelli fotovoltaici che rappresentano più un problema che una soluzione per il territorio che li ospita. Linee guida chiare e inequivocabili devono tutelare il territorio agricolo e creare le condizioni perché gli impianti delle rinnovabili si integrino con la produzione agricola, senza sostituirsi ad essa.
Gli indicatori di green economy vedono la Lombardia agli ultimi posti per quanto riguarda il numero di produttori biologici e una promozione ed un sostegno a questo settore porterebbe il doppio vantaggio delle diversificazione e del miglioramento ambientale soprattutto se venisse accompagnato da puntuali politiche di diffusione del prodotto nella ristorazione collettiva approfittando delle vicinanza della produzione.
Devono essere incrementate le azioni di promozione dell’attività imprenditoriale agricola per i giovani aumentando gli insediamenti e concedendo garanzie creditizie per l’avviamento, diminuendo gli oneri burocratici e facilitando le procedure di accesso all’attività con la creazione di sportelli regionali che si affianchino a quelli delle organizzazioni di settore.
L’agricoltura di montagna, baluardo insostituibile per la manutenzione del territorio e per la prevenzione del rischio naturale, deve essere maggiormente sostenuta e valorizzata con azioni di radicamento e di promozione turistico e culturale.
Il riconoscimento dei Gruppi di Azione Solidale e dei Distretti di Economia solidale con il successivo finanziamento delle attività ad essi legate rappresenterebbe un passo significativo per la diffusione della filiera corta quale elemento di prossimità tra produttori e consumatori specie nelle zone periurbane più soggette ai tentativi di cementificazione e può essere una spinta importante per il sostegno del reddito, così come possono esserlo i farmer market.

La prossima Lombardia, capitolo ventisette

by ciwati.it
Il prossimo presidente della Regione salirà a bordo di una macchina, quella dell’Expo, ormai in pienissima corsa. Una corsa obbligata, tra l’altro, visto che dopo i ritardi iniziali ora anche soltanto un intoppo sulla tabella di marcia metterebbe a rischio la possibilità di arrivare in tempo all’appuntamento con il 2015.
A marzo 2013 mancheranno poco più di due anni all’inaugurazione del 1 maggio 2015.
La Regione, com’è noto, ha un ruolo fondamentale: partecipa al 20% della società di gestione, insieme al Comune e ad Arexpo e guida il Tavolo Lombardia sulle infrastrutture.
Parto da queste ultime: gli anni di propaganda di Formigoni hanno oscurato i ritardi nella realizzazione dei collegamenti e delle altre opere al servizio di Expo (talmente ‘grandi’ che non si sono viste). Anche in questo caso si è messo sotto il cappello Expo un lungo elenco di infrastrutture che non hanno a che fare direttamente con Expo, senza un ordine chiaro di priorità e di impegni.

lunedì 26 novembre 2012

La prossima Lombardia, capitolo ventisei

by ciwati.it
Le politiche industriali della Regione si sono via via frammentate e divise in mille rivoli, con una politica dei bandi da razionalizzare e da orientare in modo più rigoroso e concreto di quanto non sia accaduto, perché i contributi siano accessibili a tutti gli operatori, gli strumenti di erogazione siano meno numerosi e più riconoscibili e si eviti perciò quella polverizzazione che abbiamo conosciuto in questi anni.
Lo stesso vale per la dote, uno strumento che è stato oltretutto articolato eccessivamente, in un numero troppo elevato di tipologie, perdendo di vista gli obiettivi prioritari, all’insegna di una disintermediazione totale che ha di fatto cancellato qualsiasi regia a livello territoriale in favore di una forte centralizzazione regionale.

La prossima Lombardia, capitolo venticinque

by ciwati.it
«La mia biblioteca era per me un ducato grande abbastanza», si legge nella Tempestadi Shakespeare.
I sistemi bibliotecari della nostra Regione sono luoghi di straordinaria valenza culturale, sociale e politica, nel suo senso più profondo.
Nel comprendere come possono essere progettati i nuovi spazi dedicati alla cultura è opportuno partire da come la cultura risponde alle esigenze di questa fase storica. Una fase che vede la crisi dei paradigmi economici tradizionali, la necessità di aggiornare le infrastrutture del sapere e dell’informazione (biblioteche, ludoteche, teatri e musei), sia in termini tecnologici, sia nel loro ‘appeal’ nei confronti di quella maggioranza della popolazione con ne le utilizza.

giovedì 22 novembre 2012

La prossima Lombardia, capitolo ventiquattro


Viviamo in una regione «sotto la polvere», una regione in cui, come risulta dall’ultimo censimento, si devono smaltire circa tre milioni di metri cubi di amianto, secondo una stima non ancora completa e riferita solo all’amianto visibile, quello dei tetti delle nostre case e dei nostri capannoni.
Viviamo in una regione dove ci sono decine e decine di siti da bonificare. Tra questi occorre segnalare la Fibronit di Broni in provincia di Pavia, considerato sito di interesse nazionale e priorità di carattere regionale. Un sito che con la Legge 179 del 2002 è stato riconosciuto come «sito da inserire all’interno del piano regionale di bonifica delle aree contaminate». Il sito di Broni è oggetto di un processo che si è aperto negli ultimi mesi a causa delle denunce dei familiari delle vittime e di molte associazioni che chiedono il risarcimento come è avvenuto a Casale Monferrato con una sentenza storica che per la prima volta ha salvaguardato pienamente i diritti dei lavoratori. Anche le istituzioni (regione, provincia e comune) si sono costituite parte civile.




La prossima Lombardia, capitolo ventitré

«Il cielo di Lombardia, così bello quando è bello, così splendido, così in pace», scriveva Manzoni: l’aria è un tema ineludibile del governo regionale. E un tema ‘identitario’, potremmo dire, dal momento che l’inquinamento è ormai una tradizione della nostra Regione, quasi come l’aria fritta di mille conferenze stampa dedicate all’argomento dalla giunta Formigoni. Che nelle passate legislature aveva molto investito su questo tema, ritirandosi progressivamente (e strategicamente) negli ultimi anni, per non correre il rischio di risultare impopolare agli occhi dei lombardi: clamoroso, ad esempio, il silenzio della giunta regionale sull’Ecopass e sulla sua trasformazione in Area C, di cui parleremo più sotto.

La prossima Lombardia, capitolo ventidue

by ciwati.it
L’innovazione è un tema sulla bocca di molti e nella pratica politica di pochi.
Forse perché si è pensato, sbagliando, che l’innovazione fosse il contrario della tradizione, mentre è più semplicemente il contrario di conservazione, come spesso ci è capitato di ripetere.
La Lombardia è ricca di buone pratiche in questo campo e non è affatto estranea al tema dell’innovazione della Pubblica Amministrazione.
Alcune competenze, come quelle di Alfonso Fuggetta e del consorzio Cefriel, assicurano alla nostra Regione qualità diffusa a disposizione degli enti locali.

La prossima Lombardia, capitolo ventuno

Ed eccoci arrivati a parlare di sanità. Finora lo abbiamo fatto solo indirettamente, ma è ovvio che sia il cuore della proposta politica di chi si candida a governare diciotto anni dopo la prima vittoria di Formigoni in Lombardia (correva l’anno 1995).
Al centro della proposta politica della Prossima Lombardia, non possono non esserci: un chiaro e profondo ripensamento delle modalità di nomina dei manager: alla discrezionalità (per non dire, all’arbitrio) della politica, si sostituirà una logica meritocratica, attraverso il ricorso a sedi di valutazioni terze e indipendenti; una riorganizzazione della distribuzione dei servizi ospedalieri, come il Pd la sostiene da tempo. Una nuova organizzazione che preveda la concentrazione delle aree specialistiche a fronte di una migliore diffusione del servizio per gli interventi più semplici e i trattamenti di media e bassa complessità; un nuovo equilibrio tra pubblico e privato. Non solo in termini di controlli e di valutazioni.

domenica 18 novembre 2012

La prossima Lombardia, capitolo venti

La Lombardia è la regione di tutti gli italiani, come abbiamo già detto (e lo diciamo a maggior ragione dopo aver trascorso vent’anni sotto il segno del localismo e della retorica della chiusura, proprio nella regione da sempre più aperta all’incontro, ai commerci e agli scambi).
Per diventarlo, o per tornare ad esserlo, anche sotto il profilo politico e amministrativo, il confronto deve aprirsi in due direzioni, soprattutto: verso le migliori realtà italiane e verso l’Europa, al di là delle Alpi.
La prossima Lombardia può diventare uno straordinario laboratorio se saprà far tesoro di quanto di buono c’è in tutta Italia, sapendo valorizzare le buone pratiche (e le buone politiche) del proprio territorio ma anche del territorio altrui, sapendo interagire con il governo nazionale con un ruolo di guida e di rappresentanza degli enti locali, superando la logica del confine e contestualmente per superare i limiti culturali e politici di questi anni. Senza complessi di superiorità, quindi, ma con la responsabilità di essere la più grande e la più ricca tra le regioni italiane, grazie al contributo dei cittadini che provengono non da un luogo soltanto, ma da molti.

sabato 17 novembre 2012

"Ma se…


...le elezioni regionali dovessero essere accorpate alle elezioni politiche e si andasse a votare verso la fine di marzo (o alla metà del mese), non sarebbe il caso di spostare la data delle primarie del patto civico a cui il centrosinistra ha deciso di aderire (trasformando le proprie primarie, ritenute troppo “di partito”), attualmente previste nei giorni immediatamente precedenti le festività natalizie (e subito dopo i due turni delle primarie nazionali), e celebrarle a metà gennaio, dando tempo e modo ai cittadini di informarsi e partecipare attivamente alla costruzione del programma del centrosinistra (volevo dire: patto civico)?

Con l’occasione, i partiti che fossero interessati a promuoverle, potrebbero anche indire le primarie per i parlamentari, richieste da più parti, che renderebbero ancora più alto il momento del confronto e della partecipazione.

Si può fare? A mio modesto avviso, si dovrebbe.

P.S.: e visto che di election day si parla, questo chiamiamolo «giorno delle primarie» (che a noi gli anglicismi piacciono fino ad un certo punto), e non pensiamoci più."

SUGGERISCE PIPPO CIVATI  ED E' CIO' CHE DA PARECCHIO PROSSIMA BRESCIA VA RIPETENDO :-) 

La prossima Lombardia, capitolo diciannove

I parchi, in Lombardia, sono tanti e pochi allo stesso tempo.
Sono un luogo di natura, biodiversità, vita e fruizione straordinaria, ma sono anche un luogo di lavoro per tante figure professionali, dai guardiaparco, ai manutentori del verde, agli agricoltori, ai cicloriparatori, ai produttori di verde, ai biologi, agli agronomi, ai letterati, agli operatori della cultura… I parchi non sono ‘riserve’, ma sono la vita che ci attende.
I parchi saranno centrali nella prossima Lombardia. Per questo è importante:
aumentare le aree protette regionali;
rafforzare i meccanismi di tutela delle aree protette nelle loro diverse declinazioni: oggi ci sono ancora troppe debolezze e appigli che rendono vulnerabili le aree protette e preda di cemento, strade e discariche;
per nessuna ragione la superficie delle aree protette deve diminuire (lo diceva già una vecchia decisione di giunta, ampiamente disattesa);
non si devono più consumare suoli nei parchi e attorno ad essi (e invece in questi ultimi anni il tasso di crescita delle aree urbane all’interno dei parchi è addirittura stato maggiore che nelle aree fuori dai parchi);
restituire risorse alla gestione delle aree: occorre triplicare il budget riportandolo in breve tempo ai valori di qualche anno fa: al momento è tutto in sofferenza e sottodotato;
valorizzare e promuovere le competenze che crescono all’interno dei parchi, competenze che rappresentano tanti nuclei di sapere specialistico che potrebbero addirittura prestarsi alla progettazione delle esigenze comunali che non utilizzano i saperi nei parchi per le loro esigenze;
individuare presidenti e componenti dei consigli di amministrazione che abbiano competenza ambientale e paesaggistica vera: dopo la stagione degli ex-bancari, ex-tassisti e soprattutto ex-di-qualcosa (in senso politico, ahinoi) che si improvvisano esperti di verde e natura ma che in realtà sono solo tutelati (loro sì, in una sorta di riserva), in attesa di una carica politica più visibile, i consiglieri vanno scelti con oculatezza e per il loro amore per il paesaggio e la natura;
occorre ridurre le pressioni che i Comuni fanno verso i parchi per trasformare pezzi di territori e occorre diminuire il potere dell’assemblea dei sindaci in merito alle concessioni e agli usi dei suoli, perché i parchi devono poter conservare la loro autonomia e la loro vocazione;
dobbiamo ‘deframmentare’, ovvero unire i parchi tra loro (e qui la rete ecologica ha un ruolo chiave) e immaginare percorsi e percorsi per ampliare le potenzialità della fruizione, partendo dai Plis, dalla loro fusione e dalla loro evoluzione in parchi regionali.

La prossima Lombardia, capitolo diciotto

Si fa presto a dire trasparenza. E si farebbe anche presto a farne esercizio, se solo lo si volesse.
In Lombardia è necessario che sia definita e implementata una politica seria di accesso pubblico ai dati pubblici.
Le Regioni (la Lombardia sicuramente) detengono un enorme patrimonio di dati anche molto dettagliati che sono (e sempre più saranno) la base di conoscenza essenziale per la pianificazione delle politiche sia delle amministrazioni locali (si pensi a piani di governo del territorio, mobilità, rifiuti, servizi socio-assitenziali, ecc.), sia delle istituzioni nazionali che devono rispondere del grado di attuazione delle politiche europee (si pensi al piano clima 20-20-20, ad esempio).
I dati (associati alla loro fonte e al loro grado di attendibilità) devono però essere accessibili a tutti (amministrazioni, cittadini, professionisti, ricercatori e studenti, ecc.) secondo modalità definite dall’ente pubblico che devono essere chiare, trasparenti, gratuite e dirette.
Questo garantisce, a mio avviso, la base per la costruzione di buone politiche fondate sulla possibilità di confronto e riscontro critico, e di reale libera concorrenza tra progettisti e consulenti specialistici chiamati a produrre elaborazioni e analisi.
Esistono già basi di dati ben fatte, aggiornate e manutenute secondo protocolli definiti e pubblicati, accessibili online da chiunque (come l’inventario emissioni INEMAR di Arpa Lombardia o il GeoPortale della direzione generale Territorio).
La realizzazione di un sistema analogo di accesso online, a mio parere, va esteso e integrato, partendo dai sistemi che esistono già da alcuni anni, realizzati con fondi pubblici (alcuni milioni di euro), quali ad esempio le basi di dati energetiche come Sirena (bilancio energetico regionale), Cened (catasto energetico edifici), Curit (catasto impianti termici).
Lo sforzo aggiuntivo di renderli accessibili e interrogabili a tutti sarebbe piccolo rispetto a quanto già investito per realizzarli e, secondo me, doveroso. Regione Lombardia ha lanciato anch’essa il suo progetto Open Data(https://dati.lombardia.it/): riempiamolo di contenuti, e facciamo in modo che chi voglia sviluppare applicazioni e servizi a partire da questi dati possa farlo, offrendo nuove soluzioni ai lombardi, ai cittadini e agli operatori economici.

mercoledì 14 novembre 2012

La prossima Lombardia, capitolo diciassette

Bisogna entrare nel dettaglio? E allora entriamoci. Bisogna perlustrare il ‘territorio’? E allora perlustriamolo. Iniziando dalle cave e da una legge da cambiare da tempo, con un testo profondamente ripensato che in questa triste legislatura non siamo riusciti a portare a termine.
I punti sono semplici e, come tutte le cose semplici, consentono di semplificare:
- Riduzione dei passaggi burocratici ora previsti, anche alla luce della nuova definizione delle province, per evitare che ogni livello coinvolto duplichi procedimenti e intervenga in modifica (e solitamente in aumento) su quanto definito sulla base del fabbisogno di escavazione complessivo;
-Competenza del Consiglio Regionale riservata solamente agli atti di indirizzo dell’attività estrattiva
- Superamento dell’attuale comitato tecnico consultivo regionale;
- Definizione di tempi certi per gli operatori;
- Revisione al rialzo delle tariffe di escavazione (bloccate al 2008) per cui ci sia maggiore uniformità tra i vari Comuni e una cifra congrua per gli operatori derivante da un approdo ad una tariffazione unica;
- Incentivazione del riciclaggio (quello buono) dei materiali, per evitare che si scavi in eccesso rispetto a quanto già si può recuperare;
- Forte limitazione al ricorso alle cave di prestito per le opere pubbliche;
- Aumento delle sanzioni e dei controlli sull’attività estrattiva;
- Infine, un messaggio e un impegno: “Non abbandonare le cave”. Tutti i progetti di recupero devono essere portati a termine.

La prossima Lombardia, capitolo sedici

Per cambiare la mobilità in Lombardia, bisogna sciogliere alcuni nodi, come consiglia di fare Andrea Boitani nel suo libro-intervista I trasporti del nostro scontento (il Mulino).
Sciogliere i nodi, come abbiamo già detto, significa ridurre la grandeur delle grandi opere, optando per investimenti che Boitani stesso definisce «a presa rapida», che garantiscano effetti immediati per l’economia e la soluzione di alcuni annosi problemi di circolazione all’interno della regione.
Significa puntare sui treni a velocità bassa (acronimo: tvb), quelli dei pendolari, prima di rilanciare sull’alta velocità.
Significa investire sull’aureo concetto del «lasciar giù la macchina», integrando trasporti e servizi, a cominciare da un sistema di parcheggi associato alle linee di trasporto pubblico nei luoghi strategici, indicando in tempo reale a tutti i viaggiatori, con una semplice informativa sul telefono, ad esempio, quali sono i tempi di percorrenza in un caso o nell’altro. «Decongestionare» fino a qualche tempo fa era tradotto in «costruire nuove opere»: la priorità, ora, deve essere far funzionare al meglio quelle esistenti, collegando tra loro le infrastrutture che già esistono.
Significa programmare autostrade sempre più telepass oriented, per tracciare il traffico e per evitare il consumo di suolo degli svincoli e delle uscite pedaggiate.
Significa mutuare il sistema di Area C in altre realtà lombarde, come ha sostenuto, qualche giorno fa, Carlo Monguzzi, presidente della commissione Mobilità a Palazzo Marino: togliere alle auto, per dare ai tram e ai servizi della mobilità collettiva.
Significa fermare lo sprawl urbanistico (come si fa, ad esempio, nei Paesi Bassi) perché la dispersione dell’abitato crea problemi non solo all’ambiente, ma anche – e soprattutto – alla mobilità.
Significa aumentare il biglietto per offrire un servizio migliore. Anzi, offrire un servizio migliore e solo sulla base di questo miglioramento aumentare il prezzo del biglietto. Documentando i motivi e rendendo trasparente le modalità attraverso le quali si decide che il prezzo debba cambiare.
Significa fare così, per cinque anni. Con costanza e rigore.

La prossima Lombardia, capitolo quindici

La questione dei prossimi anni sarà quella di non perdere la memoria dei precedenti.
Lo abbiamo raccontato più volte (nel Libro grigio, e nel debunking di questi mesi) e crediamo che sia importante, proprio per prendere bene le misure di un potere smisurato, accompagnato dal sostegno di gran parte dei poteri, quelli forti e quelli corporativi, di una regione che per quasi un ventennio si è stretta (in ogni senso) intorno al suo presidente.
Lo dobbiamo fare per ricordare che fino a qualche mese fa Formigoni era considerato insostituibile anche da chi, come Piero Bassetti, tifava per Pisapia e ora per Ambrosoli (nella speranza, ovviamente, che oggi abbia cambiato nuovamente idea).
Lo dobbiamo fare per non dimenticare che anche le operazioni attuali della lista de «Gli onesti al potere» (formula leggermente ossimorica) sono sostenute dai formigoniani, da una parte consistente di Comunione e Liberazione e – come scrive Gad Lerner – «dai Romiti alle Shammah, dai Tronchetti Provera ai Caprotti, dal ciellino Cesana al creativo Rampello, dal bocconiano Carlo Secchi a grand commiscome Mario Resca».
E lo stesso Albertini, in questi anni, non ha avuto nulla da ridire, né quand’era sindaco, né quando è stato al Parlamento europeo. Ora ritorna, dopo un lungo letargo politico nel quale è quasi scomparso, e sembra uno di quei ritorni, tipo C’era una volta in America: «Che cosa hai fatto in tutti questi anni? Sono andato a letto presto».
Per ricostruire, bisogna saper decostruire questa impalcatura, e saper offrire ai lombardi un governo che appunto governi per conto loro e non per conto di qualcun altro. Dietro le quinte.
La prossima Lombardia deve stare davanti alle quinte. Non tanto per la passione del palcoscenico (a lungo frequentata da chi sappiamo noi), ma per la volontà di manifestarsi per quella che è. Davanti e didietro.

sabato 10 novembre 2012

Mangiamo pane e primarie

da da ciwati.it
da giuliocavalli.net

Mangiamo pane e castagne, in questo chiaro di luna, le mani ben ancorate su questa linea. Domani ce lo diranno dove dobbiamo andare, domani ce lo diranno cosa dobbiamo fare. Mangiamo pane e primarie tutti i giorni ma Ambrosoli va bene anche senza: e invece no. Come abbiamo avuto modo di dire ieri (e forse vale la pena ribadire oggi) abbiamo accolto con piacere la disponibilità di Umberto Ambrosoli a correre per il centrosinistra in Lombardia ma riteniamo indispensabile la sua partecipazione alle primarie già partite. Un’investitura costruita con un’ampia partecipazione popolare può solo fare bene a Umberto, a noi e alle secondarie che rimangono il vero obiettivo in Lombardia. Senza il passaggio delle primarie il quadro politico sarebbe un’altra cosa perché non ci può essere contraddizione tra Ambrosoli e le primarie. Giulio Cavalli, Pippo Civati

La prossima Lombardia, capitolo quattordici

Dall’ordinanza alla cittadinanza: uno slogan semplice che ci ricorda le mille e una iniziative dei sindaci leghisti, coperte dal pacchetto sicurezza di Maroni, contro gli stranieri residenti in Lombardia.
Ordinanze che sono diventate legge, in molti casi, contro i phone center e i kebab, contro le credenze religiose e i diritti civili degli ‘altri’. Nella regione di questi anni, anche Tettamanzi, lo ricorderete, era straniero.
Ora si deve cambiare passo, promuovendo una politica di seconda generazione, potremmo chiamarla, volta all’inclusione e alla responsabilizzazione di tutti i soggetti in gioco. Cittadinanza è questo: non è né buonismo, né stronzismo, è l’assunzione e il riconoscimento reciproco di diritti e doveri.
E se la Lombardia è storicamente e più di ogni altra la regione di tutti gli italiani, lombardi certo si nasce ma si può anche diventare. E tutti quanti, contemporaneamente, si diventa cittadini di un’Europa molteplice e plurale.

giovedì 8 novembre 2012

La prossima Lombardia, capitolo tredici

Un grande dibattito pubblico sul ripensamento dei bandi, dei sussidi e dei contributi a livello regionale, è quello che ci vuole per rendere la Lombardia la Regione della concorrenza leale (che in un sistema dinamico e competitivo, nel senso buono del termine, è da associare direttamente all’uguaglianza di trattamento da riservare ai cittadini e alle imprese).
Un’opera colossale, forse la più importante sotto il profilo politico e amministrativo, che riguardi tutta la macchina regionale. Dai finanziamenti alla scuola, per capirci, che hanno penalizzato in modo dichiarato la scuola pubblica e il diritto allo studio e che sono stati solo parzialmente corretti negli ultimi tempi; ai bandi a sportello e ai fondi di rotazione che devono essere profondamente ripensati, per essere costantemente valutati all’inizio e alla fine del finanziamento erogato e perché portino ai risultati dichiarati, e non al sostegno di iniziative purché siano; alle convenzioni con il privato nel mondo socio-assistenziale e sanitario, la partita più consistente sotto il profilo quantitativo ed economico.
La prossima campagna elettorale e soprattutto la prossima legislatura dovranno affrontare questo tema, perché negli ultimi anni – oltre ai casi conclamati di corruzione – si sono registrati meccanismi di tipo clientelare, oltretutto istituzionalizzati, di cui parlammo già nel Libro grigio e che devono essere superati, grazie al confronto aperto con le categorie e al riferimento a precisi indicatori di risultato e di prestazione.
Ciò vale, da ultimo, anche per le società partecipate dalla Regione o sua diretta emanazione: semplificare il panorama, cambiare in alcuni casi il profilo stesso dell’ente (penso a Lombardia Informatica, che ha più di settecento dipendenti), verificare con rigore ed equità quanto è stato fatto, per fare meglio.
Senza pregiudizi ideologici e senza caccia alle streghe (di pregiudizi ideologici e di caccia anche alle streghe la Lombardia ha vissuto fino a ieri, purtroppo), ma con un’azione volta sempre a favorire i promettenti e non i conoscenti, come ripetiamo da tempo. E che dia conto del proprio operato, giorno dopo giorno.

La prossima Lombardia, capitolo dodici

La famosa spending review passa anche da una review delle autostrade che la Regione ha promosso in questi anni e che dice (diceva) di voler moltiplicare nei prossimi (un assessore uscente ha parlato della necessità di realizzare altri 400 km di autostrade, in Lombardia, in futuro).
Legambiente ne fa una questione ambientale, com’è ovvio che sia, ma anche una questione economica e strategica, sottolineando la mancanza di copertura finanziaria con cui molte opere sono partite (si fa per dire):
«I tempi sono maturi per sottoporre ad una ragionevole revisione i sogni di gigantismo autostradale con cui la Lombardia è entrata nel nuovo millennio – dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – un tocco di ragionevolezza può mettere ordine in una contabilità gonfiata da aspettative irrealistiche, ripristinando la fiducia degli investitori e facendo marciare speditamente i cantieri per le opere davvero necessarie, ma cancellando interventi che non presentano un favorevole bilancio costi-benefici: a guadagnarci saranno l’ambiente e il territorio, ma anche le riserve finanziarie pubbliche e private, necessarie a dare impulso alla ripresa».
Alcune delle proposte di Legambiente, da prendere a mio avviso in grande considerazione, riguardano le seguenti opere:
Pedemontana: cancellazione della tratta Vimercate-Osio, ricalibrazione a due corsie e riduzione della dimensione degli svincoli sulle tratte Desio – Vimercate e Seveso-Lomazzo, revisione delle viabilità accessorie non strettamente funzionali alla risoluzione delle interferenze determinate dalla nuova autostrada, cancellazione del secondo lotto della tangenziale di Como e del lotto Malnate-Gaggiolo della tangenziale di Varese. Costi stimati: 5200 milioni. Risparmio stimato: 2000 milioni.
Brebemi: ricalibrazione a due corsie della tratta Treviglio – Liscate, revisione delle viabilità accessorie non strettamente funzionali alla risoluzione delle interferenze determinate dalla nuova autostrada. Costi stimati: 2200 milioni. Risparmio stimato: 400 milioni.
TEM: sospensione del progetto al di fuori del cosiddetto ‘Arco TEM’ (collegamento Rivoltana-Brebemi-Cassanese), destinazione delle risorse alla risoluzione dei nodi della attuale tangenziale est (pedaggiandola e prevenendone l’uso improprio come viabilità interquartiere attraverso interventi sulla viabilità locale), revisione delle viabilità accessorie non strettamente funzionali alla risoluzione delle interferenze determinate dalla nuova autostrada. Costi stimati: 2500 milioni. Risparmi stimati: 1400 milioni.
Broni-Mortara: azzeramento del progetto, realizzazione del solo collegamento stradale e del ponte sul Po tra Pavia e l’Oltrepò. Costi stimati: 1200 milioni. Risparmio stimato: 700 milioni.

La prossima Lombardia, capitolo undici

by ciwati
Con Gianluca, nel senso di Ruggieri, da tempo lavoriamo al tema dell’efficienza energetica.
Non va dimenticato mai che, tra i mille sprechi del nostro Paese, quello energetico è il più ‘doloroso’ per il bilancio familiare, per la competitività delle imprese, per l’ambiente in cui viviamo.
La premessa è che l’efficienza energetica negli edifici si ripaga nel tempo. È l’unico intervento sul patrimonio immobiliare pubblico che abbia un ritorno economico positivo.
Inoltre concorre all’ottenimento di una serie di svariati obiettivi della politica generale: obiettivi 2020; riduzione emissioni particolato (caldaie gasolio); riduzione della spesa corrente; funzione esemplare dell’ente pubblico.
Ovviamente ogni edificio è diverso dagli altri, in alcuni casi saranno convenienti degli interventi più semplici (sostituzione caldaia) in altri casi saranno convenienti interventi più complessi (isolamento a cappotto o del tetto, sostituzione degli infissi). In alcuni casi limite sarà addirittura conveniente la demolizione con ricostruzione.
1. La Regione finanzia una campagna di audit (diagnosi) energetici negli edifici pubblici: in questo modo i comuni, le provincie e gli altri enti conoscono meglio il loro patrimonio e sanno come si potrebbe intervenire in maniera economicamente conveniente. In passato lo ha fatto Fondazione Cariplo con grande successo per i piccoli comuni. E’ ora di completare l’opera.
2. La Regione, sull’esempio della provincia di Milano, aiuta i Comuni a sfruttare i fondi messi a disposizione dalla Banca degli Investimenti Europea.
3. La Regione finanzia un fondo di garanzia per le operazioni delle Esco. Non si tratta quindi di un finanziamento, ma semplicemente di una garanzia. E’ il settore bancario privato che deve poi mettere a disposizione il finanziamento. Quindi il fondo di garanzia avrà un effetto moltiplicatore: con “pochi soldi” se ne rendono disponibili “molti”.
4. Il patto di stabilità ha l’obiettivo di ridurre la spesa corrente. Il vincolo posto dal patto di stabilità riguarda sia la spesa corrente sia gli indebitamenti. Il patto di stabilità non distingue però tra veri indebitamenti (apro un mutuo per pagare gli stipendi) e investimenti (apro un mutuo o sottoscrivo un contratto di leasing per interventi che comportano la riduzione della spesa corrente).
Sarebbe opportuno aprire un’iniziativa nazionale che consenta l’identificazione di interventi che sono in grado di ridurre la spesa corrente e che pertanto non debbano essere sottoposti alla disciplina del patto di stabilità. Non si chiedono nuovi fondi al governo, si chiede di poter agire in maniera razionale allineando azioni e obiettivi.
Ad esempio deve essere reso possibile il sistema di leasing in costruendo oppure il sistema delle obbligazioni comunali di scopo, al di fuori dei vincoli di bilancio (si veda anche qui).
5. La Regione deve predisporre dei modelli di contratto che regolano il legame tra Esco e cliente. Questi serviranno agli enti pubblici ma ovviamente potranno essere adottati anche nei contratti tra privati.
6. La Regione deve promuovere un albo delle Esco, definendo i requisiti per potervi accedere. Alle Esco che accedono all’albo sarà possibile accedere ai bandi per gli audit, ai fondi Bei, al fondo di garanzia e così via.
6. In sintesi, la cosa più importante è che la Regione non deve più intervenire finanziando interventi in maniera diretta. Ad esempio la Regione non deve mettere un euro per lo sviluppo della rete di teleriscaldamento: se è così vero che funziona, deve potersi finanziare da solo.
Tutti i pochi soldi che ci sono devono andare alle attività che rendono possibile l’intervento di capitali privati, visto che ci sono margini per ottenere guadagno.

lunedì 5 novembre 2012

La prossima Lombardia, capitolo dieci

democrazia, elezioni, Giuseppe Civati, louise bonzoni, occupy primarie, partito democratico, primarie, Prossima Brescia, Prossima Italia, Prossima Lombardia
Liberi di muoversi è un sito che mi è stato segnalato, ma è molto più di un sito: è l’esempio di come si possano usare le tecnologie più immediate per rendere più immediati anche i servizi.
So che per Expo ci si sta attrezzando, per integrare mappe e informazioni di base per chi si sposterà intorno a Milano, informando con una semplice applicazione tempi di percorrenza e costi dei mezzi di trasporto e non solo.
Trovato lo ‘standard’, il meccanismo è replicabile per qualsiasi settore e qualsiasi servizio, e credo che la Lombardia debba essere la prima ad adottare servizi evoluti, tracciando e mappando spostamenti, congestioni, tempi di accesso e soluzioni per i propri concittadini che si muovono.
Quanto al tema di cui parliamo, la prima grande opera da realizzare è proprio quella che prevede l’abbattimento delle barriere architettoniche. Una promessa che si trova in tutti i programmi elettorali, e quasi mai viene mantenuta. Perché mille scivoli fanno meno notizia di un viadotto, perché la mobilità è intesa in senso molto parziale, perché il nostro Paese, a tutte le latitudini, si è mosso con grande ritardo.
La prossima Lombardia è la pagina a disposizione di tutte e tutti per la raccolta di proposte e suggestioni.
Qui di seguito i capitoli precedenti del nostro progetto-racconto:

La prossima Lombardia, capitolo nove

Se c’è una questione che è stata affrontata in modo ideologico, in questi anni, in Lombardia più che altrove, è la questione della famiglia. E degli stili di vita. E delle opportunità, per tutti, a prescindere dai propri usi e costumi.
La prossima Lombardia avrà a cuore la questione morale, quindi, ma non sarà una «Regione etica» nei confronti dei propri concittadini (e delle proprie concittadine). Perché la famiglia per prima è cambiata, profondamente, soprattutto nel Nord e soprattutto nell’area metropolitana milanese e nei capoluoghi di provincia. E perché forse sarebbe il caso di parlare di famiglie, al plurale (anche nel senso del pluralismo, per intenderci).
Parlare di famiglia tradizionale, in molti casi, è una forzatura, perché la famiglia conosce oggi declinazioni diverse: coppie separate e ricostituite, single con figli, coppie omosessuali, con molti fenomeni di pendolarismo, come li definisce Chiara Saraceno, nel suo ultimo libro, Coppie e famiglie. Non è questione di natura(Feltrinelli), in particolare alle pagine 58 e seguenti.
Una famiglia mobile e diversificata a cui guardare senza pregiudizi e senza pensare alla propria (con quel moralismo paternalistico spesso smentito dai fatti), ma a quelle degli altri e alle loro esigenze. Per offrire loro i servizi migliori e il corretto sostegno che contribuisca al miglioramento della vita di tutti, a cominciare dai figli. E dalle donne, che del carico familiare si assumono, ancora oggi, la più parte.
Perché è soprattutto quel punto di vista che ci interessa, se vogliamo rappresentare la società del 2013. E degli anni a venire.

La prossima Lombardia, capitolo otto

La Lombardia è già una regione della bicicletta. Lo è storicamente, lo è economicamente, lo è molto meno sotto il profilo politico e amministrativo.
Le eccezioni ci sono e non sono rare. Ma manca un’idea complessiva, per la quale abbiamo lavorato nella precedente legislatura, che possa davvero dare l’idea di un sistema.
Sappiamo che il settore cresce, anche nella nostra regione. Sappiamo che, nel pieno della crisi, è in corso un vero e proprio boom del cicloturismo. Sappiamo che le università (che andrebbero coinvolte sempre nella progettazione e nella creazione di una regione plurale e aperta) hanno prodotto progetti di grande valore (come Vento, che ormai avete imparato a conoscere).
Un nuovo ciclo politico è possibile, soprattutto se questo sforzo si inserirà in un grande progetto di intermodalità tra mezzo privato, mezzo pubblico e bicicletta (che è un po’ un bene comune, se vogliamo, perché – soprattutto se a noleggio – è a disposizione di tutti senza essere di proprietà di nessuno): la migliore delle soluzioni possibili «per lasciare giù la macchina» e «fare in fretta», due concetti aurei della vita dei lombardi. Sembra un paradosso, ma come ognun sa non è tanto la velocità che si riesce a sviluppare, ma il tempo che si risparmia nella «rottura di carico» (e non solo) a fare la differenza.
Chi banalizza questo argomento, non conosce il valore di una partita che potrebbe cambiare il volto dei capoluoghi di provincia della nostra regione, migliorare i collegamenti tra i centri abitati e aumentare complessivamente la qualità della vita dei nostri concittadini.
Una cosa che in Europa sanno (e fanno) benissimo. E l’Europa è a due colpi di pedale da qui (anche se, personalmente, il passo dello Spluga in bici l’ho fatto, e la retorica, in questo caso, non tiene).

venerdì 2 novembre 2012

La prossima Lombardia, capitolo sette

By ciwati
Chi frequenta questo blog conosce già la campagna «Diventare grandi», che promuove l’unione ‘spinta’ dei servizi tra i Comuni e la fusione dei Comuni più piccoli.
Trovate qui la rassegna delle puntate precedenti.
E mentre impazza il tormentone campanilistico in tutta Italia – memorabile, sulle pagine dei giornali di oggi, la disfida tra Alessandria e Asti – e l’accorpamento delle Province è stato pensato e realizzato in modo discutibile dall’alto (anche perché dal basso “campa cavallo”…), la prossima Lombardia sarà un laboratorio perché gli enti locali siano protagonisti di una stagione che metta al centro la qualità dei servizi ai cittadini, la riduzione degli sprechi, la possibilità di lavorare su scala sovracomunale in alcuni ambiti (come quello urbanistico, di cui abbiamo già parlato) e di ottimizzare le poche risorse che sono rimaste sul territorio.
Leggo che la Lega, vent’anni dopo, vorrebbe far ripartire la dinamica separatista del «padroni in casa nostra»: vorrei dire che loro, padroni in casa nostra, lo sono stati per qualche legislatura, a tutti i livelli. E le loro epocali riforme, che non sono riusciti a realizzare in questi anni, non capisco come potrebbero tornare in auge in una fase economica così difficile.
Più importante allora fare le cose serie, passo dopo passo, dal basso, appunto. Più di 1500 Comuni in Lombardia sono troppi, ma non è un’affermazione scontata che ci farà migliorare le cose: ciò che ci farà cambiare, in meglio, è un meccanismo premiale per chi ha il coraggio di mettere in discussione il particolarismo e di assumere fino in fondo la sfida di un mondo in trasformazione.
Diventare grandi, senza la grandeur di questi ultimi anni, senza le parole vuote scritte sui muri, senza le provocazioni quotidiani contro questo o contro quello, ma con il lavoro – molto lombardo – di chi sa che le cose si cambiano, cambiandole.

La prossima Lombardia, capitolo sei

La Lombardia può diventare «il laboratorio del nuovo» anche per quanto riguarda i rifiuti, con il coinvolgimento degli enti locali e della popolazione, con obiettivi ambiziosi e una programmazione che sappia considerare fin da ora quello che accadrà nei prossimi dieci anni.
Non sono necessari ulteriori impianti di incenerimento, e in generale quelli che ci sono sono largamente sufficienti, soprattutto se si pensa ad un piano spinto sia per la riduzione della produzione dei rifiuti alla fonte, sia per la raccolta differenziata, sia per l’adozione di nuove tecnologie, da sperimentare e verificare nel corso della prossima legislatura.
Non è necessario immaginare quindi di estendere il “fine vita” degli inceneritori più obsoleti, anche in virtù dello sviluppo di «società del riciclaggio», non nel senso a cui siamo stati ahinoi abituati, ma di un riciclo virtuoso, ovviamente. Più che direvamping, si potrà finalmente parlare di decommissioning.
Oltre a stabilizzare la quota dei rifiuti urbani pro capite al di sotto dei 500 kg per abitante, è necessario ridurre a meno di 150 kg pro capite la quota di rifiuti da inviare a smaltimento, prevedendo un ulteriore progressivo percorso di riduzione e forme di fiscalità ambientale che rendano, sia a livello di singolo cittadino che di comunità, più conveniente differenziare e recuperare rispetto allo smaltimento tout court.
recuperare terreno nelle province e nelle aree in cui la raccolta differenziata è al di sotto di una soglia accettabile, e premiare i sistemi territoriali capaci di sviluppare sistemi di recupero avanzati.
Si devono mutuare le migliori soluzioni a livello nazionale, a partire da Capannori e da Reggio Emilia.

La prossima Lombardia, capitolo cinque

Continuano ad arrivare i contributi per la Prossima Lombardia.
Oggi ci occupiamo di infrastrutture, partendo da un libro appena pubblicato. Si intitola Cosa fare, come fare. Decidere insieme per praticare davvero la democrazia. L’autrice è Iolanda Romano, l’editore Chiarelettere.
Il punto da cui muovere è questo: «è estremamente importante che, d’ora in poi, il confronto anticipato sulle opere sia previsto per legge. [...] Il governo potrebbe aprire una nuova stagione di riflessione collettiva, pubblica e trasparente sulle grandi infrastrutture che saranno realizzate nei prossimi anni. [...] Un confronto pubblico nazionale di questo respiro consentirebbe di svolgere gli “stati generali delle infrastrutture dei trasporti e della logistica” con una programmazione condivisa, accogliendo positivamente il desiderio diffuso di molte cittadine e cittadini italiani di poter capire, essere coinvolti, esprimere la propria idea di mondo, sapendo che saranno ascoltati, analogamente a quanto è avvenuto in Francia nel 2007 per le politiche ambientali con il Grenelle Environnement».
Ecco, immaginate che il confronto con le comunità locali non sia fatto a posteriori, ma anticipatamente. Che il percorso e il dibattito siano pubblici, come sta cercando di fare, al governo, il ministro Barca. Che i tempi siano definiti e certi, proprio perché più certa possibile è anche l’informazione.
Immaginate che siano i cittadini interessati a poter discutere le strategie di sviluppo della propria Regione e siano messi nelle condizioni di valutare, alla fine del percorso, i risultati che sono stati ottenuti.
Immaginate che tutto sia tracciabile, e valutabile, passo passo.
Immaginate che ci sia una sede indipendente di confronto, in cui tutti possano misurarsi, e chi governa sia costretto a rendere conto ai propri concittadini, all’insegna di una condivisione che è anche convivenza, e di un processo di partecipazione non retorico (come se ne sentono molti) ma organizzato e definito con regole e metodi precisi.
Immaginate che tutto questo sia fatto non per non fare le opere, ma per farle bene. Con misura e ragionevolezza. E non per favorire questo o quello, ma per mettere a disposizione dei lombardi le soluzioni migliori. E quelle che ci possiamo permettere. In tutti i sensi.

La prossima Lombardia, capitolo quattro

Ve lo ricordate Gadda? Certo che ve lo ricordate.
Di ville, di ville!; di villette otto locali doppi servissi, di principesche ville locali quaranta ampio terrazzo sui laghi veduta panoramica del Serruchon – orto, frutteto, garage, portineria, tennis, acqua potabile, vasca pozzonero oltre settecento ettolitri: – esposte mezzogiorno, o ponente, o levante, o levante-mezzogiorno, o mezzogiorno-ponente, protette d’olmi o d’antique ombre dei faggi avverso il tramontano e il pampero, ma non dai monsoni delle ipoteche, che spirano a tutt’andare anche sull’anfiteatro morenico del Serruchon e lungo le pioppaie del Prado; di ville! di villule!, di villoni ripieni, di villette isolate, di ville doppie, di case villerecce, di ville rustiche, di rustici delle ville, gli architetti pastrufaziani avevano ingioiellato, poco a poco un po’ tutti, i vaghissimi e placidi colli delle pendici preandine, che, manco a dirlo, «digradano dolcemente»: alle miti bacinelle dei loro laghi.
Oggi potremmo dire la stessa cosa dei centri commerciali, e le lunghe teorie di strutture spesso improbabili lungo le arterie stradali, e dei capannoni in mezzo alla piana, tristemente abbandonati in molti casi.
Dopo la mitica Sucate, ora tocca a un nuovo toponimo lombardo: Scusate. Perché la politica, anche quella locale, soprattutto quella dei Comuni più piccoli (sì, proprio così) ha letteralmente devastato il paesaggio della nostra regione.
Il suolo di Lombardia, come il suo cielo, per altro, non è più bello come una volta. E non stiamo parlando di quello che è accaduto negli anni del boom, stiamo parlando di quello che è accaduto negli ultimi anni.
Ecco perché è importante che il tema della riduzione e del progressivo azzeramento del consumo di suolo diventino strategici. E che le proposte di Legambiente e quella su cui ha lavorato il Pd in questa legislatura diventino una delle chiavi di lettura della prossima Lombardia.
Piani regolatori sovracomunali, uso prioritario del suolo già consumato, rottamazione (degli edifici), una edilizia ripensata (fin dalle fondamenta, potremmo dire), oneri di urbanizzazione non utilizzati nella spesa corrente, la leva fiscale per sbloccare gli sfitti, la valorizzazione delle aree agricole, tema del futuro come pochi altri: ecco cosa fare, nei prossimi anni. Partendo dalla regione che del “sacro suolo”, purtroppo, ha fatto solo un uso retorico. E speculativo.

La prossima Lombardia, capitolo tre


Le cose sono chiare a tutti almeno fin da marzo di quest’anno, quando lanciammo la manifestazione Libera la sedia, in Piazza Lombardia.
Tra le tante ‘eccellenze’ della Regione, la legalità avrebbe dovuto essere al primo posto.
Il manifesto di allora vale anche oggi, come vale l’impegno che sottoscrivemmo allora per una lotta senza quartiere alla corruzione.
Vale quanto raccontato nel Libro grigio e quanto raccolto in questi mesi sul web nello spazio «Eccellente!» del Pd lombardo.
Quando ci si trova di fronte a un simile profluvio di inchieste, non è mai solo un fatto giudiziario: è un fatto politico, che riguarda la concezione stessa dell’attività amministrativa, la selezione del gruppo dirigente e la struttura del potere.
Lo abbiamo visto in Brianza, in provincia di Cremona, nella Sanità, lo abbiamo denunciato quando per la criminalità organizzata ci si offendeva, lo abbiamo fatto sottolineando che spesso le vicende criminali riguardavano l’ambiente e il territorio (rimarrà celebre, di questi anni, l’espressione «sicurezza del territorio»).
La Lombardia è la regione della concorrenza leale. E deve tornare ad esserlo anche l’istituzione che la governa. Perché il mercato è libero solo se le regole sono chiare, se non esistono clientele istituzionalizzate, se i servizi non sono gestiti a cerchi concentrici, dagli amici degli amici degli amici. Se non è necessario essere iscritti a questa o quella organizzazione per poter lavorare e fare impresa.
Lo stesso vale per la scelta delle persone che amministreranno. Lo slogan, in questo caso, è semplice: «facciamo le primarie, non i primari». I manager e i dirigenti li scegliamo sulla base di protocolli limpidi e di un merito che prescinde dall’appartenenza. Creiamo le condizioni per rendere più forti e meno numerose le imprese a partecipazione pubblica, così come i loro consigli di amministrazione.
E rendiamo tutto trasparente e accessibile, perché tutto ciò che vogliamo sia morale deve essere anche pubblico.
Per cambiare, sul versante della legalità e della trasparenza, gli strumenti ci sono (la Carta di Pisa, prima di tutto), ora è venuto il momento di assumerli come elemento costituente della prossima Lombardia. Questa sarebbe la vera eccellenza di cui abbiamo prima di tutto bisogno.

La prossima Lombardia, capitolo due

Abbiamo detto che la Lombardia è la Regione di tutti gli italiani, anche di coloro che vengono da lontano, e la vivono e ci lavorano: la sua storia passata e presente lo testimonia, a ogni passo, in ogni settore, in tutte le discipline della cultura, del lavoro e dell’impresa.
Un’attenzione primaria va dedicata alle donne. Perché la giunta Formigoni è un “giunto” tutto al maschile (per dirla con Marina Terragni), in cui le donne sono entrate dopo che per anni ce n’è stata una soltanto o addirittura nessuna (dal 2008 al 2010) e solo per via di un intervento della magistratura amministrativa. Era uno dei pochi esempi in questo senso nel mondo occidentale, se è vero che la Lombardia ha le dimensioni e il profilo di un medio Stato europeo.
Parità e differenza sono entrambi concetti alieni alla politica lombarda di questi anni, e invece vanno promossi nello stesso tempo e con determinazione. Sia nelle cariche elettive, sia nelle scelte che riguardano tutta l’amministrazione regionale.
La vicenda Minetti costituisce un vero e proprio monumento alla “questione maschile”, anche nella versione ipocrita di chi l’ha nominata nel proprio listino, dichiarando di averlo fatto per le sue competenze.
E l’oscurantismo di questi ultimi anni in campo sanitario e non solo ha spesso riguardato la vita e il corpo delle donne: non dimentichiamo Eluana.
Come non dimentichiamo che nel mondo lombardo della cura, che grava soprattutto sulle spalle delle donne, sono entrate centinaia di migliaia di badanti e assistenti familiari venute da ogni confine.
Non sarà, la Lombardia, la regione delle crociate, ma della laicità e del rispetto.

La prossima Lombardia, capitolo uno


Abbiamo detto ieri del consumo di suole (da preferire al consumo di suolo, di cui parleremo più avanti).
Dopo un’elezione low cost, ci sono alcune cose da fare.
Impegnarsi a rinunciare ai regali, per prima cosa.
Ridurre all’essenziale le spese di rappresentanza. Tipo a quando arriva Ban Ki Moon, per capirci.
Ridurre il ricorso alle consulenze: perché è vero che la Lombardia ha meno dipendenti delle altre Regioni, ma rispetto ai consulenti non si può dire la stessa cosa (fin dalla Casta del 2007 di Rizzo e Stella, la letteratura è in questo senso è notevole: cfr. in proposito il nostro Libro Grigio).
Rendere meno appetibili le indennità e rendicontare tutto, come il Pd ha già fatto in due direzioni: insistendo perché fosse approvata una legge che cancella i vitalizie riduce le retribuzioni e pubblicando i dati del proprio bilancio di gruppo.
Poi molto riguarderà i comportamenti dei singoli, ovviamente.
Lo stesso vale poi per le sedi, quelle interne e quelle estere, che non si capisce bene a cosa servano. E se non servono vanno chiuse, non è molto difficile.
Così come i numerosi piani dei due grattacieli di cui dispone il presidente. Sono due da una parte e un terzo dall’altra (con l’aggiunta dell’ormai famosa nuvola, tra l’altro). Ne basta uno.
Ai piani alti ci si mette un asilo nido per le figlie e i figli dei dipendenti.
E si ripensa alla distribuzione degli uffici e dei dipendenti, perché la grandeur è il momento di lasciarsela alle spalle. Nella prossima Lombardia la parola d’ordine sarà misura.
P.S.: intanto, prosegue la raccolta di idee per la Prossima Lombardia. Partecipate anche voi.

La prossima Lombardia, capitolo zero


Mentre scorrono sui vostri teleschermi le ultime immagini dell’era formigoniana – che è durata più o meno come il neozoico – vale la pena di accelerare sul versante delle proposte e delle iniziative in vista di una ravvicinatissima campagna elettorale.
Oltre alle idee che continuano ad ‘affluire’ nella pagina che ormai conoscete, per iniziare nel migliore dei modi la campagna elettorale, vale la pena di parlare della campagna elettorale stessa.
E la proposta è semplice, e ricorda un popolarissimo adagio: Eletto senza cena.
Una campagna elettorale low cost, come quella che qualcuno scelse per sé nel 2010, che non costi praticamente nulla.
Senza cene, né party sfrenati, che qui di sfrenato c’è stato solo lo stile di alcuni (molti, troppi) politici.
Perché come si desume dalle intercettazioni che abbiamo letto sui giornali e dalle ordinanze di questo o quel tribunale, c’erano consiglieri regionali che spendevano, in campagna elettorale, cifre superiori al milione di euro, da restituire, poi, in comode rate, secondo le accuse che hanno ribaltato il Pirellone.
Perché per troppi anni ci siamo confrontati in una partita impari, sempre sul filo del voto di scambio e di una sorta di mercato delle indulgenze, a cui corrispondeva il puntuale ex voto (così!) nel corso del mandato.
Una campagna senza abusivismi, in cui si preferiscano quelli che hanno pochi manifesti da appendere e che, quei pochi che affiggono, li affiggono negli spazi previsti.
Una campagna take away, al citofono, per suonare la sveglia alla politica lombarda.
Senza pasticci, né pasticcini. Perché non è giusto, perché non è il momento.